Creüze dimenticate e bistrattate. Un patrimonio da recuperare
Aiutateci a raccontare le loro storie e le condizioni in cui versano, buone o cattive che siano, inviandoci le vostre segnalazioni
Eccola qua l’ultima creüza violata. È l’ampio tratto di salita, che unisce due di corso Dogali, percorso ombreggiato e a suo modo dolce quindi molto frequentato, che lambisce l’Orto Botanico e arriva in Pian di Rocca. Da qualche settimana è comparsa la solita inquietante transenna che ti fa pensare le peggiore cose e i peggiori tempi. Siamo nella città che chiuse la salita della Misericordia, centralissimo collegamento fra San Vincenzo e Corvetto, circa venti anni fa per non riaprirla mai piu: questo tratto così suggestivo è diventato via via discarica, ricovero di sventurati e oggi è una antica creuza murata viva. Si attende, dicono, la realizzazione di un progetto (di cui si parla e sparla da 25 anni almeno) che vedrebbe la ristrutturazione di tutta salita della Tosse e dintorni, per coinvolgere la creüza in un rinascimento urbano. Ma non ci crede più nessuno. È ritornata a nuova vita, anche se la manutenzione non è impeccabile, la creuza che parte da corso Carbonara e sfocia in San Nicola. Una storia infinita riguardante il crollo di un muretto, con relativo contenzioso fra Università, Albergo dei Poveri, Comune e chi piu ne ha piu ne metta, ha messo fuori uso questa stradina (con scorci davvero da pennello impressionista), rendendola anche pericolosa di incontri. Poi l’apertura di un Ostello, probabilmente la soluzione del contenzioso, ha restituito la creuza all’onor del mondo, alla frequentazione, al godimento anche di chi vuole raggiungere un punto della città partendo da un altro, facendo due passi magari faticosi ma nel silenzio. Non è tenuta bene, come le fotografie testimoniano, la creüza San Nicolò, ma almeno è transitabile e questo ci basta e ci rallegra. I lettori ci segnalino le loro amate creüze abbandonate oppure ritrovate, perché noi non siamo in grado di raccontare le condizioni di tutte nel dettaglio: le creuze sono 14 e si estendono in città per decine di chilometri, alcune non sono piu riconoscibili, cementificate, deturpate per sempre con macchie di ciotoli e di mattoni che emergono qua e là nel bitume spalmato a tappezzare buchi. Ci fosse ancora vivo il petrografo Tiziano Mannoni ci racconterebbe con il suo solito veemente rammarico la storia stravolta di un manufatto urbano, il sistema delle creuze, unico nel suo genere in Europa e per la complessità e la vastità anche unico al mondo. Ciotoli di mare perpendicolari e oblunghi per favorire la salita degli asini ed evitare l’erosione dell’acqua e mattoni per i calzari dalle suole leggere.
Dal porto i trasportatori di merci salivano lungo le creüze fino ai monti per poi raggiungere la pianura. Ma anche i condannati a morte percorrevano questi tratti per raggiungere il luogo della loro esecuzione, il Monte Righi.
A dire il vero alcune sono ancora di grande bellezza, nonostante tutti i problemi, una bellezza accresciuta dai panorami a cui le creuze conducono come quella di Salita Oregina o Salita delle Chiappe, e ancora la creüza che porta al santuario di Santa Maria dal Monte. Non varrebbe la pena trasformarle in percorsi turistici, tenerle così bene da inserirle in un trekking urbano di livello? Di progetti istituzionali attorno a questo sistema viario ne sono nati tanti. Nel 1998 c’è un bando con relativo finanziamento europeo e un partenariato con la Corsica e la città di Weimar che va a finire male perché il Comune di Genova si piazza secondo perdendo mezzo miliardo delle vecchie lire. Con i finanziamenti del 2004 ne sistemano il 10 per cento del chilometrico tragitto. Pochi anni dopo in un Quadro Strategico Regionale si parla di proposte e relativi finanziamenti da parte degli enti locali, citando anche le creüze: “va recuperata la vasta rete della viabilità pedonale esistente sulle colline contribuendo sensibilmente alla mobilità sostenibile pedonale e ciclabile e alla promozione di nuove forme di turismo quale l’escursionismo urbano”. Belle e convincenti parole senza il seguito dei fatti. Se vi imbattete su facebook nel gruppo “Sei di Genova Castelletto se…” una signora con il cuore in mano ringrazia i volontari che hanno ripulito salita superiore San Gerolamo da una massiccia invasione della parietaria e di rovi vari. <Ma come non ci devono pensare Amiu o Aster non sono pagati per quello?> si chiede il commentatore di turno. Già. Passeggiando su internet ci si imbatte in una lettera che un gruppo di abitanti delle creuze di san Rocco di Nervi, quindi la zona che si affaccia sull’autostrada, scrive tempo fa al Comune. Racconta che con una delibera del consiglio comunale del 1972 quelle creuze sono state dichiarate strade viciniali e così il Comune si è ritenuto manlevato da ogni manutenzione. Versavano in un abbandono spaventoso. Ancora oggi? Ce lo facciano sapere gli agricoltori della zona.
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